L’emicrania non è un sintomo ma è una vera è propria malattia neurologica. E’una forma di cefalea primaria con una elevata prevalenza nella popolazione generale, circa il 12% (25% F e 8 % M) ed è considerata tra tutte le forme di cefalee primarie quella che determina una significativa disabilità nei pazienti con importanti ripercussioni sulla vita lavorativa-sociale-famigliare.  Rappresenta la terza patologia più frequente e la seconda più disabilitante del genere umano secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (1). Nonostante questi dati impressionanti rimare una malattia misconosciuta e sotto-trattata, a dispetto di una disabilità tanto grave (Fig. 1) e dai costi imponenti.

Fig. 1

Studi scientifici hanno provato a capire perché rimane ancora oggi una malattia nascosta, paragonando l’emicrania ad un iceberg, la cui parte visibile rappresenta i casi diagnosticati (47% nelle donne e il 34% negli uomini) e quella sommersa, di dimensioni maggiori, i soggetti che non si sono mai rivolti ad un medico (53% nelle donne e il 66% degli uomini). Ne consegue che solamente il 16% dei soggetti si rivolge allo specialista ed il 40 % di loro riceve un’adeguata terapia. Per capire come impatta questa malattia sulla qualità della vita dobbiamo ricordarci come si presenta un attacco emicranico: la crisi emicrania è come una tempesta spesso a ciel sereno, che si abbatte sul paziente, che può durare diversi giorni e tornare a volte anche dopo pochi giorni. Si manifesta come un processo dinamico sequenziale che può manifestarsi anche 24 ore prima del dolore con sintomi premonitori prevalentemente dopaminergici quali stanchezza, irritabilità, cambio dell’umore, sbadiglio, desiderio per i dolci (e tra questi il cioccolato) per poi determinare l’attacco vero e proprio che dura dalle 4 alle 72 ore. A questo punto compare il dolore severo con intensità crescente, tipicamente a metà del capo e pulsante, aggravato dall’attività fisica e associato un corteo di sintomi vegetativi quali la nausea spesso intensa, il vomito talora con conati ripetuti, costringendo il paziente a letto e in disparte, isolato da rumori e luci verso i quali diviene sensibilissimo. A volte non riesce nemmeno a sdraiarsi in quanto il dolore può diventare martellante e ancora più intenso potendosi osservare un paziente con una postura sofferente, spesso in poltrona, nella penombra, isolato da tutto e tutti. Segue poi la fase post-dromica, della durata pari a 24-48 ore, dominata da insofferenza, prostrazione, scadimento dell’umore, rallentamento ideo motorio, necessità continua di urinare, a volte diarrea. In circa il 30% dei pazienti emicranici, la fase dolorosa è preceduta dalla cosiddetta aura, cioè da un sintomo neurologico focale lentamente progressivo “marcia” dei sintomi (in genere disturbi del campo visivo, alterazioni della sensibilità a un arto superiore e alla corrispondente metà del volto, difficoltà a parlare) che dura 20-30 minuti, dissolvendosi poi con la comparsa della fase dolorosa, anche se a volte questa può mancare (2).  Quando questa tempesta si ripete diverse volte al mese, >15 giorni al mese da almeno 3 mesi, si parla di emicrania cronica, con una prevalenza di circa il 2% nella popolazione generale. Il 2,5% dei pazienti emicranici episodici evolve ogni anno verso la forma cronica.

Quando poi il soggetto assume farmaci per l’attacco per almeno 10 giorni mese  da perlomeno tre mesi, si parla di cefalea da abuso di analgesici; il numero di farmaci da assumere mensilmente per determinare l’abuso dipenda dalla classe farmacologica e viene cosi suddiviso nella International Classification of Headache Disorders del 2019, secondo il numero di farmaci assunti mensilmente per ogni singola categoria: Ergotamina 10,  Triptani 10, paracetamolo 15, FANS 15, Acido acetilsalicilico 15, altri analgesici non oppiodi 15,  Oppioidi 10, combinazioni di Analgesici 10,  combinazione di multiple classe di farmaci 10 (ergotamina, triptani, FANS, oppioidi), altri farmaci 10 (3).

L’emicrania cronica e la cefalea da abuso di analgesici, spesso in combinazione tra loro, si manifesta con una maggiore prevalenza nella donna rispetto all’uomo (rapporto 5-6/1). Per queste forme croniche la disabilità è notevolmente maggiore come pure il rischio di gravi effetti collaterale da abuso di farmaci per l’attacco. A conferma di questa estrema complessità di questi pazienti cronici, è esperienza comune nei nostri Centri Cefalee, veder giungere pazienti che nonostante abbiano provato numerose terapia di profilassi, che abbiano frequentato i vari Centri Cefalee sparsi per l’Italia sottoponendosi a cicli di disintossicazione e anche  a terapia con neurostimolatori, continuino ad assumere  mensilmente 40-50 compresse, una decina di fiale intramuscolo, qualche supposta al mese e  con vari accessi al Pronto Soccorso.  La severità e l’elevata frequenza della malattia emicranica, il loro effetto invalidante sulla qualità della vita,  il vivere con la speranza di non avere  nuovi attacchi, portano a modificazioni comportamentali e psicosociali, che diventano un tutt’uno con il singolo attacco emicranico, determinando una stato continuo di malattia in cui confluiscono dolore fisico e psichico che si alimentano tra di loro e  che porta inevitabilmente ad un grado di insopportabilità della sofferenza e della disabilità. Soprattutto nelle forme croniche la secondaria naturale compromissione delle relazioni affettive e sociali, possono essere la base per l’instaurarsi di disturbi psichici, prevalentemente ansiosi e/o depressivi (4), che compromettono ulteriormente la qualità della vita di questa pazienti chiudendo inevitabilmente questo insopportabile circolo.

Bibliografia

  1. Global, regional, and national burden of migraine and tension-type headache, 1990–2016: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2016. Lancet Vol 17, Issue 11, P 954-976, November 01, 2018
  2. Dodick DW. Migraine. Lancet 2018; 391(10127):1315-30.
  3. Schwedt TJ. Chronic migraine. BMJ 2014; 348: g1416.
  4. Lampl C, Thomas H, Tassorelli C, et al. Headache, depression and anxiety: associations in the Eurolight Project. J Headache Pain. 2016; 17:59
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