La sclerosi multipla (SM) è una malattia infiammatoria demielinizzante del sistema nervoso centrale, caratterizzata da attacchi infiammatori acuti e da un progressivo accumulo di disabilità1. Un numero non trascurabile di soggetti con SM è anche affetto malattie psichiatriche2,3. Infatti, in epoca pre-farmaci immunomodulanti il suicidio costituiva fino al 15% delle cause di morte in questa popolazione4. Non è ancora chiaro se l’associazione tra SM e malattie psichiatriche sia legata al carico emotivo che la malattia neurologica produce nei soggetti affetti, o se entrambe le problematiche condividano fattori neurobiologici predisponenti2. Alcuni studi hanno anche cercato di correlare la sede e l’entità del danno infiammatorio all’insorgenza di disturbi psichiatrici (es. depressione, disturbo bipolare), senza tuttavia trovare associazioni rilevanti2.

La prevalenza della depressione maggiore nei soggetti affetti da SM varia dal 4% al 68% a seconda delle casistiche, con un’incidenza che va dal 4% l’anno fino al 35% in un periodo di cinque anni3. In vari studi la depressione maggiore si è associata ad una ridotta qualità di vita, anche correggendo per altre variabili importanti quali la disabilità neurologica organica e la fatica 5. Non è chiara invece l’associazione tra depressione e profilo clinico della malattia (grado di disabilità, durata di malattia, genere femminile/maschile)2. La depressione è però certamente associata a un decadimento delle funzioni cognitive, sia soggettivo (in particolare la memoria), sia oggettivamente rilevato dai test neuropsicologici6,7. Infine, la presenza di sintomi depressivi può ridurre l’aderenza ai farmaci immunomodulanti, mentre il loro trattamento conduce ad una migliore compliance8.

La prevalenza dei disturbi d’ansia nella popolazione di soggetti adulti affetti da SM va dall’1,2% al 36%3. Nei soggetti di età pediatrica (< 18 anni) sintomi di tipo ansioso sono stati riportati nel 31% dei casi. E’ interessante notare che, nello stesso studio, solo il 22,6% dei genitori aveva notato tali sintomi nei propri figli9. In un altro studio è emerso che, sempre nei soggetti pediatrici, la prevalenza del disturbo da attacchi di panico era del 3,6%10. Il disturbo d’ansia generalizzato è il sottotipo più frequente, seguito dal disturbo da attacchi di panico e da quello ossessivo-compulsivo3.

L’abuso di sostanze occupa una parte rilevante nelle comorbidità psichiatriche dei soggetti affetti da SM. L’abuso di alcolici ha una prevalenza del 4-18%3 ed è molto importante da identificare in quanto l’intossicazione alcolica acuta e cronica può peggiorare le funzioni motorie e cognitive dei pazienti, potendo poi causare danni cronici al sistema nervoso centrale2. L’abuso di alcol può inoltre esacerbare un disturbo depressivo concomitante2. La prevalenza dell’abuso di altre sostanze stupefacenti varia invece dal 2,5 al 7,4%3. Una delle sostanze più utilizzate, anche come auto-medicazione, è la cannabis sativa fumata. Numerose evidenze scientifiche dimostrano che, effettivamente, la cannabis sativa è efficace nell’alleviare alcuni sintomi della SM, in particolare quelli correlati alla spasticità11. La differenza però è che, mentre l’utilizzo di farmaci approvati a base di cannabis sativa (es. nabiximols) è considerato sicuro12,13, un’abitudine frequente al fumo di cannabis sativa correla con un aumentato rischio di sviluppare psicosi (fino a 3 volte), che aumenta significativamente per chi fuma cannabis ad alta concentrazione (THC³10%)14.

La prevalenza dei disturbi di personalità, del disturbo bipolare e della schizofrenia nei soggetti affetti da SM è rispettivamente del 2,6%, dello 0-16% e dello 0-7,4%3.

Non ci sono dati riguardanti l’incidenza e la prevalenza dei disturbi neurologici funzionali (es. disturbo somatoforme, disturbo di conversione), ma spesso nella pratica clinica si osserva una dissociazione tra sintomatologia riferita dal paziente ed evidenze obiettive cliniche e/o radiologiche. La presenza di disturbi neurologici funzionali è stata comunque riportata in alcuni studi, sia in pazienti affetti SM conclamata, sia in soggetti con diagnosi di sindrome radiologicamente isolata15–17.

Infine, un’ultima parte va riservata ai disturbi psichiatrici scatenati dalle terapie utilizzate per la cura della SM. L’uso di cortisone endovena o per via orale è tutt’ora il trattamento di scelta per le ricadute di malattia. Il cortisone ha però vari effetti collaterali nella sfera neuropsichiatrica, tra cui incremento dell’energia fino alla mania, insonnia, depressione del tono dell’umore e sintomi psicotici 18,19. L’incidenza di questi disturbi è stata riportata in alcuni studi nel 5-8% dei soggetti trattati con cortisone18,20. La durata di tali effetti è stata di circa una settimana per i sintomi psicotici (generalmente allucinatori), più lunga per i disturbi dell’umore2. In passato, studi osservazionali avevano trovato un’associazione tra l’uso di interferone-beta con la comparsa di depressione maggiore nei primi sei mesi di terapia21,22. Successivamente, tale correlazione è stata smentita da due studi randomizzati e controllati23, trovando invece che il grado di depressione dell’umore osservato dopo l’inizio del trattamento con interferone correla con il livello di depressione pre-trattamento24.

In conclusione, i disturbi psichiatrici sono di frequente riscontro nei soggetti affetti da SM; identificarli precocemente è di primaria importanza, sia per migliorare la qualità di vita del soggetto affetto, sia per rafforzare il rapporto medico-paziente e quindi l’aderenza al percorso terapeutico intrapreso.

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